Purtroppo, questa sera mi sento chiamato ad intervenire su ciò che è successo oggi a Carmiano e se non lo facessi mi sentirei complice di quel fatto noto a tutti: la benedizione delle palme.
In questi giorni tutti siamo stati privati di qualcosa, della libertà, del lavoro, degli incontri con gli amici e familiari, della visita ai nostri cari defunti al cimitero.
Ognuno si sente privato di qualcosa e insieme condividiamo il peso di tutto ciò.
Anche la liturgia, soprattutto nella Settimana Santa che stiamo iniziando, è stata privata di alcuni riti e segni che la caratterizzavano.

Prima il Decreto della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti (25 marzo 2020), poi la Conferenza Episcopale Italiana esplicitando una nota del Ministero dell’Interno (27 marzo 2020) ed infine il nostro Vescovo Michele (27 marzo 2020) hanno decretato le norme per la celebrazione della Settimana Santa.

Per quanto riguarda la domenica delle Palme è stato detto a noi sacerdoti di non benedire le palme (anche perché il formulario della messa che sarà utilizzato nelle chiese parrocchiali non lo prevede). Solo nelle celebrazioni presiedute dai vescovi (sempre senza concorso di popolo), saranno benedette le palme che, custodite, serviranno per produrre le ceneri per la prossima Quaresima.
Ora, per quanto sia stato lodevole l’impegno e la premura della Protezione Civile, a mio parere la benedizione delle palme di questa mattina è stata una chiara disobbedienza (e non mi riferisco né alla citata Associazione di Volontariato che si sta prendendo cura di tutta la nostra popolazione, né di chi ha pubblicizzato l'evento perché, ne sono certo, non erano informati di queste regole vigenti) a più di un decreto sulla celebrazione di un rito che fuori dalla celebrazione dell’ingresso di Gesù a Gerusalemme perde tutto il suo significato: dare lode a Dio (il canto dell’Osanna) ripetendo il gesto dei contemporanei di Gesù mentre egli attraversava le strade di Gerusalemme. Quel gesto, che quest’anno è stato vietato, poi trova il suo compimento nella celebrazione eucaristica che lo segue. Se così non fosse sarebbe solo un gesto scaramantico.

I significati di pace e altro attribuiti alla palma, poi, non sono derivanti dalla liturgia che celebriamo. Quel segno, allo stesso tempo, acquista autenticità quando vissuto nella Comunità Ecclesiale diventa motivo di vera riconciliazione con qualche fratello con cui non parliamo da tempo, o davvero riesce a ristabilire la pace nelle famiglie.

La stessa distribuzione (che già di per sé non ha senso perché manca il rito della benedizione), “per evitare ulteriori forme di contagio”, è stata vietata ai parroci (e quindi a chiunque) dalle autorità ecclesiali competenti.

A nessuno, però, è tolta la libertà di utilizzare qualsiasi segno (come già tanti hanno fatto) per vivere in famiglia questo giorno.

Detto tutto ciò, vorrei aggiungere una nota personale.

Pensate che io per primo non stia soffrendo per questo depauperamento della liturgia (che non sono solo segni esteriori e appariscenti, ma ci riporta all’essenza di ciò che il segno manifesta)? 

La Settimana Santa è il cuore di un intero anno di cammino e, per un parroco, è essenziale viverla con la sua comunità (io, come tutti gli altri miei confratelli, da circa un mese ci ritroviamo a celebrare da soli o, bene che ci vada, davanti ad una telecamera!).

Oppure ancora (per chi mi conosce lo sa quanto mi piacciano le liturgie ben vissute) se fosse stato possibile, non sarei stato il primo a celebrare questo momento con tutta la solennità dovuta?

Quest’anno sarà una Pasqua diversa, nuova per tutti…dobbiamo abituarci e obbedire tutti, singoli, comunità e associazioni.

Lasciando stare, però, questi formalismi, auguro a tutti una buona Settimana Santa.Sentiamoci uniti in questo cammino difficile per gustare appieno la speranza che viene dalla risurrezione del Signore.
Don Riccardo.