Carissimi fratelli amati dal Signore,
è passato un anno esatto da quando il Vescovo Michele mi ha immesso nel servizio pastorale di questa Comunità come Amministratore Parrocchiale e, mentre attendiamo la celebrazione eucaristica di domenica 20 ottobre prossimo alle ore 11.00 durante la quale lo stesso Vescovo mi rinnoverà l’invito a guidare e presiedere questa Comunità come Parroco, siamo chiamati a riprendere il cammino dopo la pausa estiva.


L’anno trascorso, sicuramente, non è stato facile per nessuno. Ciascuno di noi, me per primo, è stato chiamato ad intraprendere un nuovo cammino di conoscenza, ricalibrando tempi e modi del vivere la comunità.
Per quanto mi riguarda, certo non posso nascondere le tante fatiche, spesso evidenti, di questo anno trascorso.
Ho vissuto nei mesi scorsi
la fatica del passaggio dalla vita di città a quella del paese;
la fatica nell’inserirmi in un cammino fruttuoso già tracciato da chi mi ha preceduto;
la fatica della responsabilità dell’incarico che mi è stato assegnato.
Anche da parte di tanti di voi ho potuto percepire le difficoltà del cambio.
Ringrazio, però, chi si è saputo mettere in gioco, rimanendo fedele agli impegni presi, non scoraggiandosi davanti alla mia pochezza… perché sa che il Signore supplisce le nostre mancanze!
Per coloro che, al contrario, non sono riusciti a sostenere le innumerevoli cadute, i miei disastri e il mio portarvi spesso sul limite del baratro, chiedo al Signore la benedizione e, per me, Misericordia!
La porta, anche per chi ha scelto di uscire e fermarsi un po’, resta sempre aperta!
Accanto a queste note personali, non possiamo dimenticare il grande cammino di grazia che abbiamo vissuto in questi nove mesi. Tra tutte le esperienze vissute ne ricordo due che mi sembrano più significative: l’Ordinazione Sacerdotale di don Matteo e la presenza per un tempo prolungato dell’immagine di Maria Immacolata nella nostra Comunità.
Le difficoltà, soprattutto economiche, che abbiamo vissuto e, purtroppo continuiamo a vivere, credo ci abbiano uniti un po’ di più, soprattutto nel cercare le soluzioni migliori per poter uscire da questo momento.
Anche su questo argomento permettetemi di aggiungere una nota personale. Non è stato facile sempre facile, la sera, tornare a casa, andare a letto senza pensare a come sarebbe andata il giorno dopo… a come sarebbe andata a finire tutta questa situazione. Però, ringrazio il Signore che non mi ha lasciato solo e ha messo sul cammino ognuno di voi che, secondo le proprie forze e possibilità, si è dato da fare per alleviare questo peso.
Ora, però, siamo chiamati a guardare avanti, a percorrere il cammino che Dio ha tracciato per noi, sempre pronti a dare ragione della speranza che è in noi, e a vivere con fede le belle sorprese dell’Amante Bello (San Pompilio).
Nei prossimi mesi celebreremo il 35° anniversario della Dedicazione della Chiesa Parrocchiale (21 ottobre) e il 46° anniversario dell’Istituzione della Parrocchia, due date importanti che segnano i traguardi di un cammino fatto e ci aprono alla costruzione di ciò che viene dopo, del quale noi saremo protagonisti.
Per questo motivo, in questo momento, insieme con voi proverò a delineare le linee del nostro agire nei mesi prossimi, per la gloria di Dio e per il bene degli uomini, cercando di approfondire e migliorare in quelli che sono i pilastri della vita della parrocchia: catechesi, liturgia e carità.
Questi fondamenti della comunità sono strettamente collegati tra loro: non può esistere una catechesi che non diventi liturgia, così come non c’è celebrazione che non apra alla carità.

1. Catechesi

1.1. Bambini e ragazzi

In questo prossimo anno pastorale siamo chiamati ad interrogarci sulle modalità utilizzate nel fare catechesi.
Credo che ciascuno di noi nello scorso anno abbia potuto notare un crescente calo di presenze di bambini e ragazzi durante le attività di catechesi e nelle celebrazioni.
Le cause di queste assenze possono essere molteplici: scelte fatte come comunità negli anni precedenti, proposte esterne che coincidevano con le attività della parrocchia, scollamento tra il compito educativo della famiglia e quello della parrocchia, perché non parliamo più lo stesso linguaggio…
Ciò non può esimerci dal fermarci a riflettere e progettare nuove modalità di catechesi. Anche noi siamo chiamati ad aggiornarci, con la coscienza che ciò che valeva ieri non è più adatto oggi.
Se fino a qualche anno fa una “lezione frontale” e i “compiti a casa” erano funzionali a trasmettere il messaggio cristiano, nel contesto attuale, dove i ragazzi sono già pieni di compiti a casa, PON e progetti vari che li tengono chiusi a scuola per lungo tempo, non vanno più bene perché annoiano senza stuzzicare la curiosità della fede, creando l’effetto opposto a quello che ci eravamo proposto.
Coscienti, dunque, che il cammino di fede è innanzitutto un percorso di ricerca personale sorretto da tutta la Comunità, e che il nostro compito è quello di essere educatori (ex-ducere) che sanno tirare fuori il meglio dai ragazzi, non più solo insegnanti (in-signare) , imprimendo una dottrina che, una volta usciti dalle mura della parrocchia, è appellata come retrograda e superata, durante i prossimi mesi, con l’aiuto di persone esperte e competenti, proveremo ad elaborare nuovi metodi e proposte di catechesi per i bambini e i ragazzi.
Nel progetto di rinnovamento della catechesi per la nostra parrocchia, propongo una nuova suddivisione dei vari gruppi, unendo quelli che non sono direttamente impegnati nella preparazione al Sacramento. Il nuovo quadro possibile di divisione dei gruppi è questo:

  • Prima e seconda elementare;
  • Terza elementare impegnata nel sacramento della Riconciliazione;
  • Quarta elementare impegnata nel sacramento dell’Eucarestia;
  • Quinta elementare[1], Prima e Seconda media;
  • Terza media impegnata nel sacramento della Confermazione[2].
  • Dal primo superiore in poi (dopo aver celebrato il Sacramento della Riconciliazione) i ragazzi faranno parte del gruppo giovanissimi/giovani.
1.1.1. Sacramenti

Un altro tasto dolente per quanto riguarda la catechesi è quello dell’età dei Sacramenti dell’iniziazione cristiana.
La differenza di età con cui le parrocchie di Carmiano amministrano i sacramenti ha creato negli ultimi anni un continuo flusso di bambini che “per comodità” hanno scelto di spostarsi altrove per ricevere prima la Prima Comunione o la Cresima.
All’inizio dello scorso anno, parlando ai catechisti e al gruppo degli Operatori Pastorali ero convinto di lasciare l’età per la celebrazione dei Sacramenti così come l’avevo trovata. Oggi, a distanza di tempo, dopo aver riflettuto a lungo su questo e avendo ascoltato il parere di più di qualcuno (anche sacerdoti con più esperienza), propongo di ritornare agli standard di età in cui si ricevono i sacramenti.
Questa scelta è dettata, soprattutto, da queste motivazioni:

  • Cercare di camminare, al di là dei limiti di noi parroci, verso un’unità pastorale;
  • Evitare di creare discriminazioni tra bambini che frequenta la stessa scuola;
  • Provare a fermare il flusso continuo di bambini da questa ad altre parrocchie;
  • Strutturare percorsi mistagogici a più ampio raggio (soprattutto dopo la Cresima).

Per questo motivo propongo che, durante quest’anno, i Sacramenti siano celebrati in questo modo:

  • Prima Confessione:
    • per i bambini di IV Elementare il sabato precedente la III domenica di Avvento;
    • per i bambini di III Elementare il sabato precedente la IV domenica di Quaresima;
  • Prima Comunione: la celebreranno insieme, il 1° maggio, i bambini di IV e V Elementare;
  • Cresima (date orientative, da stabilire in seguito a seconda degli impegni del Vescovo):
    • per i ragazzi di II superiore che hanno frequentato con assiduità il cammino di catechesi durante lo scorso anno e hanno collaborato durante il Grest sarà celebrata durante la Novena di Sant’Antonio (sabato 18 o domenica 19);
    • per i ragazzi di I superiore la celebrazione della Cresima sarà martedì 2 giugno oppure il sabato o la domenica più prossima a quella data.
1.1.2. Nuove opportunità

Per grazia di Dio, a partire dai prossimi mesi saranno date nuove opportunità per la formazione umana e spirituale dei nostri bambini e ragazzi.
La prima proposta è quella dell’Oratorio, che non può essere soltanto il buttare un pallone nel campo e lasciarli liberi di giocare, né può limitarsi a sporadiche attività di animazione o alla preparazione e realizzazione del Grest estivo.
Negli documento Educare alla vita buona del Vangelo, contenente gli orientamenti pastorali dell’Episcopato Italiano per questo decennio (2010-2020) è scritto:

“L’Oratorio accompagna nella crescita umana e spirituale le nuove generazioni e rende i laici protagonisti, affidando loro responsabilità educative. Adattandosi ai diversi contesti, l’Oratorio esprime il volto e la passione educativa della comunità, che impegna animatori, catechisti e genitori in un progetto volto a condurre il ragazzo a una sintesi armoniosa tra fede e vita. I suoi strumenti e il suo linguaggio sono quelli dell’esperienza quotidiana dei più giovani: aggregazione, sport, musica, teatro, gioco, studio.”[3]

Per questo motivo, rispondendo all’invito dei Vescovi italiani, l’intero cammino di catechesi sarà inserito nel percorso del nostro Oratorio che insieme tracceremo. Ovviamente, anche per compiere questo passo dovremo metterci in ascolto dello Spirito, essere pronti a rinunciare ad alcune nostre convinzioni (che forse ci destabilizzeranno) e accogliere con docilità, senza la pretesa di sapere già tutto, ciò che i formatori (che individueremo nel corso dell’anno) ci vorranno dire.

La seconda proposta è quella del cammino all’interno del gruppo Scout che, dopo aver collaborato più volte alle iniziative della parrocchia, da oggi, a pieno titolo, fa parte della nostra Comunità parrocchiale.
Il cammino scout risponde alla necessità di connettere il cammino di crescita della Fede con quello umano, proponendo degli itinerari di evangelizzazione e poi di catechesi impostati secondo le modalità proprie dell’iniziazione in modo che i percorsi di educazione alla Fede siano in grado di accompagnare i ragazzi nel percorso formativo per aderire alla Fede cristiana e mettersi in cammino in direzione di Cristo[4].
La nostra Associazione ha fatto una chiara scelta puntando proprio sull’iniziazione cristiana e sul singolare apporto che metodo scout e spiritualità scout offrono a questa missione ecclesiale. Non è compito proprio delle Comunità Capi assumere pienamente la responsabilità della formazione e preparazione sacramentale, ma oggi è possibile che alcune Diocesi richiedano all’Associazione l’impegno ufficiale di accompagnare l’iniziazione cristiana dei bambini e riconoscano come tale il percorso che viene fatto all’interno delle Unità. Laddove poi singole iniziative, opportunamente ed armonicamente inserite nel quadro pastorale parrocchiale, si sono sviluppate in tal senso, ciò avviene per la sensibilità educative delle stesse Comunità Capi. (Agesci – Manuale della Branca Lupetti e Coccinelle, Cap. 8)[5].

1.2. Catechesi dei giovani

Durante lo scorso anno pastorale abbiamo affrontato non poche difficoltà nell’attuare un percorso di catechesi per giovani. La maggior parte del gruppo esistente, avendo compiuto 18 anni e avendo conseguito la maturità, sono andati fuori per studio. Con i pochi rimasti abbiamo cercato di realizzare qualche incontro formativo, che oltre al nucleo fisso di 2/3 persone, si arricchiva saltuariamente di qualche altra unità, nonostante il grande sforzo settimanale fatto dagli educatori per invitarli a partecipare.
Un maggiore entusiasmo, invece, si è notato da parte di alcuni ragazzi di primo e secondo superiore, soprattutto se stimolati ad essere protagonisti di attività (come quelle proposte nel tempo di Quaresima e nel periodo di preparazione al Grest).
Al termine dell’attività estiva si è costituito un gruppo di giovani che ruotano attorno alla Parrocchia, che hanno preso parte anche attivamente alle attività ricreative proposte.
È stata proficua anche l’esperienza del Campo Scuola estivo che si è svolto a San Giovanni in Fiore. Nonostante lo spirito di essenzialità a cui molti non erano abituati, si sono sentiti partecipi e protagonisti. È stato bello sentire da alcune ragazze non vicine alla parrocchia che vorrebbero continuare il cammino insieme a questo gruppo perché, stando con noi in quei giorni, hanno “capito perché i loro amici stanno sempre in Oratorio”.
È ancora lungo il cammino da fare, per far comprendere alla maggior parte di loro il passaggio dall’animazione a vivere un cammino di fede vero e proprio, stimolandoli alla partecipazione assidua agli incontri e alla celebrazione domenicale
Nei confronti di questi giovani, che vivono il periodo dell’adolescenza, caratterizzato da profondi cambiamenti, siamo tutti responsabili. Ognuno di noi dovrà essere capace di dare del proprio, con l’esempio e con la testimonianza.
Siamo chiamati, come comunità, ad offrire loro un posto sicuro dove possano sentirsi a casa, un percorso che li stimoli nella crescita umana e spirituale, che si entusiasmante e faccia toccare loro con mano che la vita di fede e l’esperienza di essere comunità non è solo qualcosa per anziani bigotti, ma è viva e giovane.
Papa Francesco a Panama li ha appellati “l’oggi di Dio”, ed effettivamente lo sono: sono l’adesso della nostra comunità che si apre alla costruzione del futuro.

1.3. Catechesi degli adulti

Per quanto riguarda la catechesi degli adulti non esiste un vero e proprio percorso. Nel corso dello scorso anno si è cercato di svilupparlo tramite la lectio settimanale. Purtroppo, questo appuntamento non è entrato nella routine della vita della comunità, se non per pochi.
Dovremmo, allora, cercare un nuovo modo di proporre questo incontro con la Parola, che possa stimolare la partecipazione di tanti, soprattutto di coloro che sono impegnati attivamente nell’azione pastorale della comunità.
Oltre all’appuntamento della Lectio Divina, dovremmo puntare su altri aspetti della formazione degli adulti:

  • Formare i formatori. Non possiamo permetterci di non essere più al passo con i tempi. Oggi, con un semplice click sul telefono, anche il bambino più piccolo è al corrente di tutte le informazioni che servono. Per questo i formatori (catechisti, educatori, animatori) devono essere preparati a dare risposte, a saper giustificare ogni domanda che gli viene rivolta.
    Attraverso l’incontro con esperti, cercheremo di iniziare un percorso di formazione per tutti, in modo particolare per coloro che sono impegnati nella catechesi dei bambini e dei ragazzi.
    Siamo chiamati, come scrivevo prima, a ricercare nuovi metodi per trasmettere i contenuti, per essere al passo con i tempi che le nuove generazioni già vivono.
  • Ripartire dalle famiglie. Non possiamo arrivare ai bambini se non coinvolgiamo le famiglie.
    Durante lo scorso anno abbiamo provato a fare un cammino, seppur breve, con i genitori dei ragazzi che si preparavano a ricevere il Sacramento dell’Eucarestia. Nel complesso è stato un momento proficuo, soprattutto perché si è riusciti ad instaurare un dialogo con loro. Ma non basta, perché il rischio è che questo diventi solo uno spot legato al sacramento.
    Anche durante l’attività del Grest si è provato a coinvolgere i genitori dei bambini, anche se con poco successo.
    Tutto questo non può fermarci, ma deve stimolare tutti a cercare nuovi canali di comunicazione con questi genitori, invitandoli ad essere parte attiva della comunità, non solo ricettori di iniziative promosse dall’alto.
  • Oltre le famiglie che sono già coinvolte perché hanno i figli nei vari gruppi di catechesi, non possiamo tralasciare tutte le altre: nuove coppie, genitori che si preparano al sacramento del Battesimo e famiglie che hanno figli già grandi.
    Per quanto riguarda i primi due gruppi dovremmo essere capaci di pensare e attuare un percorso di continuità. Gli effetti del corso prematrimoniale e dell’incontro di preparazione al Battesimo, per quanto possano essere fruttuosi nell’immediato, svaniscono poco dopo la stessa celebrazione del sacramento.
    Come comunità dovremmo avere la capacità di pensare per le nuove famiglie un percorso che le aiuti a muovere i primi passi, affrontando le difficoltà e le gioie della nuova vita insieme, e allo stesso tempo preparare gli sposi ad accogliere anche il dono della maternità e paternità.
    Per coloro che celebrano il Battesimo del loro figlio, invece, dovremmo pensare un percorso di formazione, per non rischiare di vedere queste coppie il giorno del Sacramento e poi ritrovarcele, dopo sei anni, quando iscriveranno i loro figli al primo anno della catechesi.

2. Liturgia

La liturgia, evento che riattualizza nell’oggi l’unico ed eterno mistero di Cristo […], è il momento più alto in cui fare esperienza dell’incontro con il Signore, fonte e culmine della vita cristiana. [6]
Per questo motivo dobbiamo avere sempre una particolare cura nella preparazione delle nostre celebrazioni affinché, nella solennità e nell’ordinarietà, si possa intravedere la grandezza del mistero del Cristo del quale annunciamo la morte, proclamiamo la risurrezione nell’attesa della sua venuta.
Ci sono tre luoghi che possono riassumere l’impegno che dobbiamo mettere nel preparare la liturgia: sede, ambone e altare.

2.1. La sede

Questo luogo liturgico mi interpella in prima persona: è il luogo della presidenza e del servizio.
Al termine della celebrazione dell’ingresso del parroco mi verrà detto: Il Signore ti conceda di presiedere e servire fedelmente, in comunione con il tuo Vescovo, questa famiglia parrocchiale, annunziando la Parola di Dio, celebrando i santi misteri e testimoniando la carità di Cristo.[7]
Per primo io, quindi, sono chiamato ad avere sempre cura che la liturgia non sia un momento improvvisato ma, ben preparata, diventi il centro di tutta la vita della comunità.
Allo stesso tempo avverto tutto il mio essere indegno davanti ad un così grande mistero. Spesso mi ritrovo a guardare le mie mani, unte con il Crisma per la santificazione del suo popolo e per l'offerta del sacrificio[8], e mi domando come tutto ciò sia possibile.
Vi chiedo, quindi, di pregare per me, affinché riscopra ogni giorno il grande tesoro posto nelle mie mani.

2.2. L’ambone

È il luogo del dialogo. Dall’ambone Dio continua a parlare a noi, suo popolo, per indicarci la via della salvezza.
Dovremmo avere cura e rispetto della Parola di Dio così come abbiamo venerazione per le Specie Eucaristiche. I lettori non possono essere improvvisati, ma dovrebbero accostarsi alla proclamazione della Parola dopo averla letta accuratamente e preparata. Non ci approcciamo ad un semplice racconto, ma in quel momento è Dio stesso che si rivela.
Ciascuno, quando è chiamato a salire sull’ambone, abbia sempre a mente le parole dell’autore della lettera agli Ebrei:

la Parola di Dio è viva, efficace e più tagliente di ogni spada a doppio taglio; essa penetra fino al punto di divisione dell’anima e dello Spirito, fino alle giunture e alle midolla e discerne i sentimenti e i pensieri del cuore (Eb 4,12).

2.3. L’altare

È il luogo dell’amore, talamo dove si consumano le nozze tra Dio e l’uomo e si riattualizza la nuova ed eterna alleanza. È la mensa del cielo, alla quale siamo invitati da Cristo stesso che si spezza per noi.
È doveroso, quindi, avere cura sempre che l’altare sia pulito, ordinato e mantenga sempre il decoro necessario per accogliere il Corpo e Sangue del Signore Gesù.
Basti pensare: chi, quando è invitato, si siederebbe con piacere a mensa se si trovasse davanti ad una tovaglia sudicia o in una stanza malmessa? Oppure chi, avendo ospiti, non si preoccupa di mettere a tavola le cose migliori? Allo stesso modo deve essere trattata l’altare.
Grazie a Dio abbiamo un gruppo di signore che periodicamente si mettono a disposizione, in maniera volontaria, per la pulizia della Chiesa e di ciò che è necessario per la celebrazione.

2.4. La pietà popolare

All’interno della liturgia occupa un particolare posto la pietà popolare della quale vivono e sia alimentano le nostre comunità.
Secondo il Magistero la pietà popolare è una realtà viva nella Chiesa e della Chiesa: la sua fonte è nella presenza costante ed attiva dello Spirito di Dio nella compagine ecclesiale; il suo punto di riferimento, il mistero di Cristo Salvatore; il suo scopo, la gloria di Dio e la salvezza degli uomini; l’occasione storica, «l’incontro felice tra l’opera di evangelizzazione e la cultura».
Perciò il Magistero ha espresso più volte la sua stima per la pietà popolare e le sue manifestazioni; ha ammonito coloro che la ignorano, la trascurano o la disprezzano ad assumere nei suoi confronti un atteggiamento più positivo, che tenga conto dei suoi valori; non ha dubitato, infine, di presentarla quale «vero tesoro del popolo di Dio[9].
È innegabile che ci sia stata un’evoluzione della Chiesa anche in materia di pietà popolare, ma non è assolutamente possibile demonizzare tutto ciò che ci è stato trasmesso come strumento per manifestare la nostra fede.
Questo grande “contenitore”, fatto di pie pratiche e devozioni, che sono alla base del nostro essere cristiani oggi (basti pensare a come i nostri nonni ci hanno trasmesso il primo annuncio della fede), deve certamente essere rivisto e modellato secondo il contesto culturale di oggi, senza però perdere la propria identità.
Delle tante pratiche diffuse, ne riprendo in particolare due, sulle quali dovremmo puntare come comunità: le processioni e l’adorazione eucaristica.

2.4.1.    Le processioni

Nella processione, espressione cultuale di carattere universale e di molteplice valenza religiosa e sociale, il rapporto tra Liturgia e pietà popolare acquista particolare rilievo[10].

Nelle forme genuine le processioni sono manifestazioni di fede del popolo, aventi spesso connotati culturali capaci di risvegliare il sentimento religioso dei fedeli. Ma sotto il profilo della fede cristiana le “processioni votive dei Santi”, come altri pii esercizi, sono esposte ad alcuni rischi e pericoli: il prevalere delle devozioni sui sacramenti, che vengono relegati in un secondo posto, e delle manifestazioni esterne sulle disposizioni interiori; il ritenere la processione come momento culminante della festa; il configurarsi del cristianesimo agli occhi dei fedeli non sufficientemente istruiti soltanto come una “religione dei Santi”; la degenerazione della processione stessa per cui, da testimonianza di fede, essa diventa mero spettacolo o parata puramente folkloristica.
Dal punto di vista teologico si dovrà mettere in luce che la processione è un segno della condizione della Chiesa, popolo di Dio in cammino che, con Cristo e dietro a Cristo, consapevole di non avere in questo mondo una stabile dimora (cf. Eb 13, 14), marcia per le vie della città terrena verso la Gerusalemme celeste; segno anche della testimonianza di fede che la comunità cristiana deve rendere al suo Signore nelle strutture della società civile; segno infine del compito missionario della Chiesa, la quale sino dagli inizi, secondo il mandato del Signore (cf. Mt 28, 19-20), si è messa in marcia per annunciare per le strade del mondo il Vangelo della salvezza.
Dal punto di vista liturgico si dovranno orientare le processioni, anche quelle di carattere più popolare, verso la celebrazione della Liturgia […].
Dal punto di vista antropologico si dovrà evidenziare il significato della processione quale “cammino compiuto insieme”: coinvolti nello stesso clima di preghiera, uniti nel canto, volti all’unica meta, i fedeli si scoprono solidali gli uni con gli altri, determinati a concretizzare nel cammino della vita gli impegni cristiani maturati nel percorso processionale [11].

2.4.2.    L’adorazione eucaristica

L’adorazione del santissimo Sacramento è una espressione particolarmente diffusa di culto all’Eucaristia, a cui la Chiesa vivamente esorta i Pastori e i fedeli […].

«la fede nella presenza reale del Signore conduce naturalmente alla manifestazione esterna e pubblica di quella fede medesima. (…) La pietà, dunque, che spinge i fedeli a prostrarsi presso la santa Eucaristia, li attrae a partecipare più profondamente al mistero pasquale e a rispondere con gratitudine al dono di colui che con la sua umanità infonde incessantemente la vita divina nelle membra del suo Corpo. Trattenendosi presso Cristo Signore, essi godono della sua intima familiarità e dinanzi a lui aprono il loro cuore per loro stessi e per tutti i loro cari e pregano per la pace e la salvezza del mondo. Offrendo tutta la loro vita con Cristo al Padre nello Spirito Santo, attingono da quel mirabile scambio un aumento di fede, di speranza e di carità. Alimentano quindi così le giuste disposizioni per celebrare, con la devozione conveniente, il memoriale del Signore e ricevere frequentemente quel Pane che ci è dato dal Padre».

L’adorazione al santissimo Sacramento, in cui convergono forme liturgiche ed espressioni di pietà popolare di cui non è facile distinguere nettamente i confini, può rivestire diverse modalità:

- la semplice visita al santissimo Sacramento riposto nel tabernacolo: breve incontro con Cristo suggerito dalla fede nella sua presenza e caratterizzato dall’orazione silenziosa;

- l’adorazione dinanzi al santissimo Sacramento esposto, secondo le norme liturgiche, nell’ostensorio o nella pisside, in forma prolungata o breve;

- la cosiddetta Adorazione perpetua e quella delle Quaranta Ore, che investono un’intera comunità religiosa, o un’associazione eucaristica, o una comunità parrocchiale, e forniscono l’occasione per numerose espressioni di pietà eucaristica.

Per questi momenti di adorazione i fedeli dovranno essere aiutati a servirsi della Sacra Scrittura quale impareggiabile libro di preghiera, a utilizzare canti e preci idonee, a familiarizzarsi con alcune strutture semplici della Liturgia delle Ore, a seguire il ritmo dell’Anno liturgico, a sostare in preghiera silenziosa. In tal modo essi comprenderanno progressivamente che durante l’adorazione del Santissimo Sacramento non si devono compiere altre pratiche devozionali in onore della Vergine Maria e dei Santi. Tuttavia, per lo stretto vincolo che unisce Maria a Cristo, la recita del Rosario potrebbe aiutare a dare alla preghiera un profondo orientamento cristologico, meditando in esso i misteri dell’Incarnazione e della Redenzione[12].

2.5. Prospettive per il nuovo anno

Riprendendo quanto detto finora, come prospettive future per l’anno che stiamo per cominciare, auspico:

  • La creazione di un gruppo liturgico che sia formato dai delegati di ogni ambito della pastorale parrocchiale. Suo compito è quello di aiutare l’assemblea nelle sue diverse tipologie a vivere con ricchezza di significati l’Anno liturgico e le sue celebrazioni[13]. A questo gruppo dovranno partecipare principalmente coloro che sono impegnati nella liturgia (ministri straordinari, responsabili dei cori e dei ministranti), ma anche catechisti e chiunque voglia contribuire alla preparazione delle celebrazioni;
  • Ravvivare il gruppo dei ministranti, invitando i ragazzi della catechesi a partire da quelli che hanno già celebrato il sacramento della Prima Comunione, a vivere questa esperienza. Esso resta la migliore fucina per le vocazioni sacerdotali e religiose[14].
  • Rivalutare e dare vigore alle forme di religiosità popolare che già viviamo durante l’anno. Adeguatamente preparate e animate possono costituire terreno fertile per la nuova evangelizzazione e occasioni per aiutare la comunità ad accogliere l’azione di Dio che sempre ha parlato con il linguaggio degli uomini[15].

In modo particolare dovremmo puntare a far vivere bene

  • il tempo dell’adorazione eucaristica (da stabilire modi e tempi);
  • la novena in preparazione al Natale;
  • la festa di Sant’Antonio Abate (sia il tempo di preparazione che i giorni della festa);
  • le giornate eucaristiche;
  • i riti della Settimana Santa;
  • il mese di maggio con la Peregrinatio Mariæ;
  • la chiusura del mese di maggio.

3. Carità

La carità non avrà mai fine (1Cor 13,8), ricorda San Paolo alla comunità di Corinto.
Potremmo definire la carità come obiettivo e sintesi di tutto l’agire pastorale di una comunità. Ciò che abbiamo appreso nella catechesi, celebrato nella liturgia, si rende manifesto e diventa vita nella carità.
È compito fondamentale di tutti, dunque, impegnarsi in questo servizio che non si esaurisce nella semplice elemosina, ma è «farsi prossimi a quelle che sono le “periferie esistenziali”»[16]. 

3.1. Quali povertà

Oggi stiamo assistendo ad un continuo e rapido cambiamento sociale che implica anche un mutamento delle abitudini di ognuno.
A queste mutazioni si “adatta” anche la povertà che imperversa e, spesso, si trova dietro l’angolo.
Ci sono diverse forme di mancanze ed è quindi urgente saper fare discernimento davanti alle persone che continuamente bussano alla porta della parrocchia per chiedere qualcosa da mangiare o, con le più disparate scuse, soldi.

  • La prima forma di povertà è quella di chi si nasconde per pudore e per evitare il giudizio dell’altro. Sono tanti gli “invisibili” che in vario modo raggiungiamo nelle case. A loro, ogni mese (e non solo), le signore della Caritas si rendono presenti per sostenerli con la busta dei viveri.
  • Accanto a questi ci sono quelli più “noti”, che mensilmente frequentano la Caritas e periodicamente bussano alla mia porta per chiedere ulteriore aiuto. Alcuni di questi sono i “personaggi di dominio pubblico” del paese, che la sera li vediamo presso bar o rosticcerie.
  • C’è anche chi è povero apparentemente, che pur percependo sussidi vari non è in grado di spendere oculatamente i soldi. Spesso questo è dovuto all’ignoranza che fa apparire necessarie cose che potrebbero essere messe in secondo ordine. Per questo gruppo di persone dovremmo rivolgere una particolare attenzione, affinché il pacco non sia solo una copertura delle loro mancanze. Sarebbe utile instaurare con loro un dialogo educativo che, con discrezione, li aiuti a riorganizzare il modo di gestire le risorse che hanno a disposizione.
  • Un altro gruppo di poveri sono gli “habitué della domanda”, cioè coloro che continuamente, pur di ottenere qualcosa, bussano alla porta della parrocchia presentando le più disparate forme di richiesta, spesso anche accompagnate da documentazione (bollette di utenze varie, ricette mediche, visite specialistiche). Sostanzialmente sono alla ricerca di soldi che, una volta ottenuti, vanno a spenderli presso le tabaccherie, le ricevitorie o le sale da gioco, cercando di sbarcare il lunario.
  • L’altra forma di povertà, purtroppo sempre più dilagante, è quella di chi si è trovato ad essere povero. Negli ultimi periodi tanti purtroppo hanno perso il lavoro e si trovano ad arrangiarsi con il poco che hanno, spesso dovendo portare avanti la famiglia. Per loro, che nonostante tutto cercando di mantenere alta la dignità, dovremmo avere cura e cercare modi discreti di farci presenti.
3.2. Quali strumenti

Ad oggi lo strumento principale che abbiamo come comunità è la distribuzione mensile (il primo martedì) del “pacco”. Questo impegno grava solo su poche persone, soprattutto perché altre, che negli anni scorsi erano attive in questo servizio, hanno lasciato negli ultimi periodi per vari motivi legati o all’avanzamento dell’età o per problemi di salute, senza che ci sia stato un ricambio.
A queste donne che alacremente hanno lavorato, e continuano a farlo in modi diversi, va tutto il ringraziamento della comunità.

«Il “pacco” tuttavia non basta. Se riducessimo la carità a mera distribuzione di viveri e generi alimentari saremmo una semplice associazione di volontariato ispirata a ideali religiosi. La prima e più grande forma di carità è l’ascolto»[17].

L’impegno che dovremmo prenderci in questo prossimo periodo dovrebbe essere quello di avviare un centro ascolto delle esigenze, per cercare di venire incontro a chi si interfaccia con noi. Sarebbe bello che tanti di noi, anche al di fuori del gruppo degli operatori pastorali, mettessero a servizio degli altri liberamente e gratuitamente le proprie competenze umane e professionali.
Oltre al servizio attivo c’è sempre il bisogno di riempire le dispense dei viveri.
Dopo alcune esperienze con l’emporio della Caritas Diocesana e con il Banco delle Opere di Carità, negli anni precedenti si è scelto di lavorare in maniera autonoma. Finora le fonti sono state:

  • Autotassazione mensile dei membri della Caritas che permetteva di fare la spesa in vista della distribuzione del pacco;
  • La Provvidenza che giornalmente arrivava presso l’angolo della carità;
  • La raccolta alimentare presso i supermercati.
3.3. Cosa fare nel prossimo futuro

Per il prossimo futuro, a mio avviso, dovremmo impegnarci nel

  • Costruire una banca del tempo che, mettendo insieme le varie competenze e professioni, permetta di raccogliere le disponibilità di chi vorrebbe mettersi al servizio della carità, in modo da impostare un centro ascolto cittadino;
  • Continuare a proporre la raccolta alimentare almeno per due volte all’anno, in vista della giornata mondiale del povero (domenica precedente a quella di Cristo Re) e nel periodo di Quaresima;
  • Provare a riproporre l’iniziativa di raccolta fondi Aggiungi un posto a tavola che lo scorso anno ci ha permesso di garantire un’apertura straordinaria e far arrivare una busta “più ricca” nelle case di tante famiglie durante il periodo delle festività natalizie.

4. Gestione della comunità

Per quanto riguarda la gestione della comunità penso che possano esserci d’aiuto le tre parole che il Vescovo Michele ci ha consegnato nella sua lettera pastorale Ascolta popolo mio, quando scrive che l’ascolto comunitario è fruttuoso se consta di tre caratteristiche: la corresponsabilità, la sinodalità e la missione[18].
Vivere la corresponsabilità deve aiutarci a superare la tentazione che la mia voce non conta nulla[19], ricordando che le differenze stesse che il Signore ha voluto stabilire fra le membra del suo corpo sono in funzione della sua unità e della sua missione. Infatti «c'è nella Chiesa diversità di ministeri, ma unità di missione»[20].
La corresponsabilità implica la sinodalità, cioè il camminare insieme per discernere con sapienza tempi e modi adatti dell’agire pastorale. […] Assumere uno stile sinodale richiama allora «il coinvolgimento e la partecipazione di tutto il popolo di Dio alla vita e alla missione della Chiesa»[21].
La missione che siamo chiamati a vivere come parrocchia è quella auspicata da Papa Francesco nell’Evangelii Gaudium quando parlava di chiesa in uscita.

Scriveva il Pontefice che la parrocchia,

se è capace di riformarsi e adattarsi costantemente, continuerà ad essere «la Chiesa stessa che vive in mezzo alle case dei suoi figli e delle sue figlie». Questo suppone che realmente stia in contatto con le famiglie e con la vita del popolo e non diventi una struttura prolissa separata dalla gente o un gruppo di eletti che guardano a se stessi. La parrocchia è presenza ecclesiale nel territorio, ambito dell’ascolto della Parola, della crescita della vita cristiana, del dialogo, dell’annuncio, della carità generosa, dell’adorazione e della celebrazione. Attraverso tutte le sue attività, la parrocchia incoraggia e forma i suoi membri perché siano agenti dell’evangelizzazione. È comunità di comunità, santuario dove gli assetati vanno a bere per continuare a camminare, e centro di costante invio missionario. Però dobbiamo riconoscere che l’appello alla revisione e al rinnovamento delle parrocchie non ha ancora dato sufficienti frutti perché siano ancora più vicine alla gente, e siano ambiti di comunione viva e di partecipazione, e si orientino completamente verso la missione[22].

4.1. Prospettive future

Nell’ultimo incontro avuto con il Vescovo, parlando della situazione della Parrocchia, egli stesso mi ha ribadito l’urgenza e la necessità di costituire gli organi di partecipazione, cioè il consiglio pastorale parrocchiale e il consiglio degli affari economici.

4.1.1. Il Consiglio Pastorale Parrocchiale

Scrive il Vescovo Michele nella citata lettera pastorale:

Il Consiglio Pastorale Parrocchiale può concretamente aiutare i sacerdoti a pianificare e mettere in atto le possibili strategie che portino all’ascolto di tutta la famiglia parrocchiale;
[…] Essi non possono continuare ad essere occasionale braccio operativo delle iniziative proposte dai parroci, ma dovranno diventare luoghi di ascolto, di riflessione e di discernimento. Luoghi per impostare insieme il cammino delle comunità e verificarne periodicamente l’adeguatezza[23].

Il Consiglio Pastorale è presieduto dal parroco e i fedeli, insieme con coloro che partecipano alla cura pastorale della parrocchia in forza del proprio ufficio, prestano il loro aiuto nel promuovere l'attività pastorale[24].

Fanno parte del Consiglio Pastorale:

  • Il Parroco e i ministri ordinati;
  • I responsabili dei gruppi e settori della pastorale;
  • Membri eletti dalla comunità;
  • Membri nominati dal Parroco.

Cammineremo in questo anno per costituire il Consiglio Pastorale Parrocchiale, provando a programmare l’elezione di questo entro la fine del mese di maggio.

4.1.2.    Il Consiglio degli Affari Economici

Accanto al Consiglio Pastorale Parrocchiale è urgente che si costituisca il Consiglio degli Affari Economici, che è retto, oltre che dal diritto universale, dalle norme date dal Vescovo diocesano; in esso i fedeli, scelti secondo le medesime norme, aiutino il parroco nell'amministrazione dei beni della parrocchia, fermo restando il disposto del can. 532[25].
Personalmente, non avendo molta esperienza in materia, ritengo necessaria che nel Consiglio degli Affari Economici siano presenti figure competenti e professionali (sette persone oltre me), che sappiano aiutarmi nella gestione economica e giuridica della Parrocchia.
Pertanto, considerando le necessità attuali della comunità, auspico la presenza di persone competenti in materia economica, giuridica e tecnici nel settore dell’edilizia (geometra, architetto o ingegnere) affinché sappiano consigliare le giuste strategie di intervento.

5.    Conclusioni

Capita spesso di sentire epiteti del tipo “si è sempre fatto così” oppure “ormai…”. Queste espressioni rappresentano una chiusura radicale alle novità dello Spirito Santo, che opera e agisce come e quando vuole, al di là dei nostri schemi umani. Scrive il Papa: «La pastorale in chiave missionaria esige di abbandonare il comodo criterio pastorale del “si è sempre fatto così”.» […]
Spesso il “si è sempre fatto così” nasconde la paura di cambiare: stiamo bene in ciò che conosciamo già e il nuovo ci spaventa. […]
Allo stesso modo, il riecheggiare della parola “ormai” nelle comunità è un grave peccato di speranza: è usata da chi non vuole più ascoltare, da chi non crede più nel cambiamento e nella possibilità che le cose migliorino[26].

Non ci verrà consegnata una bacchetta magica che ci permetterà di attuare tutto quello che è scritto in questa lettera in poco tempo.
Il mio augurio è che quanto avete letto sia l’inizio del cammino che percorreremo negli anni che il Signore ci donerà da vivere insieme.
Ci aiutino in questo percorso a rinnovare il nostro “si” i nostri protettori, Maria Immacolata, Madonna Nostra e Sant’Antonio Abate.
A tutti auguro buona strada!

Vostro, don Riccardo

_____________________ 

[1] Per quest’anno il gruppo di quinta elementare all’inizio camminerà da solo. Dopo aver celebrato la prima confessione, dal mese di gennaio, si unirà a quello di quarta elementare per la preparazione al Sacramento dell’Eucarestia.

[2] Dall’anno prossimo si celebrerà nel mese di gennaio, durante i festeggiamenti di Sant’Antonio, a metà del Primo Superiore, in modo da permettere un inserimento dei ragazzi che vorranno continuare il cammino nel gruppo dei giovani/animatori.

[3] CEI, Educare alla vita buona del Vangelo, n. 42.

[4] http://www.firenze2015.it/piacenza-bobbio-7/

[5] Ibidem.

[6] M. SECCIA, Ascolta popolo mio, n. 69.

[7] Benedizionale, n. 1999

[8] Ordinazione del Vescovo, dei Presbiteri e dei Diaconi, n. 153.

[9] CONGREGAZIONE PER IL CULTO DIVINO E LA DISCIPLINA DEI SACRAMENTI, Direttorio su pietà popolare e liturgia, 61.

[10] Ivi, 245.

[11] Ivi, 246-247.

[12] Ivi, 164-165.

[13] M. SECCIA, Ascolta popolo mio, 70.

[14] Ibidem.

[15] Ibidem.

[16] Ivi,  71.

[17] Ibidem.

[18] Ivi, 6.

[19] Ibidem.

[20] Catechismo della Chiesa Cattolica, 873.

[21] M. SECCIA, Ascolta popolo mio, 7.

[22] FRANCESCO, Evangelii Gaudium, 28.

[23] M. SECCIA, Ascolta popolo mio, 62.

[24] CJC, can. 536 §1.

[25] CJC, can. 537. Il can. 532 afferma: “Il parroco rappresenta la parrocchia, a norma del diritto, in tutti i negozi giuridici; curi che i beni della parrocchia siano amministrati a norma dei cann. 1281-1288”.

[26] M. SECCIA, Ascolta popolo mio, 63.

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